Autonomia, Ordini dei medici 'tenere fuori le professioni dalla devoluzione'
'Rischio di accentuare le disuguaglianze di salute'
"No alla devoluzione delle professioni regolamentate nel processo di autonomia differenziata". A far sentire la propria voce i 106 presidenti che compongono il Consiglio nazionale della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, riuniti a Roma. Che, con una mozione approvata nel pomeriggio di ieri all'unanimità, chiedono di fare un passo indietro e di espungere, dagli schemi di intesa schemi di intesa preliminare con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, appena approvati dal Consiglio dei Ministri, la materia delle Professioni. E questo per garantire "omogeneità nel riconoscimento dei titoli abilitanti, anche in relazione alla mobilità internazionale dei professionisti". A destare apprensione, anche le intese su "tutela della salute - coordinamento della finanza pubblica", per cui le Regioni potranno riallocare risorse derivanti da efficientamenti della spesa su altri ambiti sanitari regionali, e "Protezione civile". Il Consiglio nazionale Fnomceo esprime infatti "grande preoccupazione che, nel processo di attuazione delle norme sulla autonomia differenziata, si comprometta l'unicità del SSN, in assenza di una profonda revisione del Ministero della Salute quale garante di uguaglianza dei cittadini di fronte alla salute, ai sensi dell'art. 3 della Costituzione". Il timore è quello che l'ulteriore accentuazione delle autonomie regionali in tema di tutela della salute sia "un ulteriore fattore che potrebbe incrementare le diseguaglianze in sanità già da tempo presenti nel Paese che, in questi venti anni di sanità delle Regioni, non hanno trovato soluzioni adeguate". "Siamo convinti che, a fronte di ogni intervento sull'autonomia differenziata che incida sulla sanità - commenta il presidente Fnomceo, Anelli - sia necessario rafforzare il Ministero della Salute, restituendogli un ruolo importante di governance centrale. Questo per rispettare quel concetto di uguaglianza, formale e sostanziale, di tutti cittadini, previsto dall'articolo 3 della Costituzione. Un'uguaglianza richiamata, quando si parla di tutela della salute, diritto fondamentale di ogni individuo, all'articolo 32, laddove la Repubblica garantisce cure gratuite a chi non può permettersele, e che si è voluta realizzare attraverso l'istituzione del nostro Servizio sanitario nazionale".
S. Sokolow--BTZ