Marine Atlan, "i ragazzi si sollevano ovunque per far ascoltare la propria voce"
La regista francese ha presentato a Napoli la sua opera prima "La Gradiva"
La stratificazione storica di Napoli, il parallelismo con l'immobilità di Pompei e il fermento politico di una gioventù europea che si ribella al silenzio. Sono questi i temi portanti de "La Gradiva", l'opera prima presentata dalla regista Marine Atlan al cinema Metropolitan di Napoli. Il film, premiato al Festival di Cannes alla Semaine de la Critique e interamente girato tra Napoli e Pompei, in uscita al cinema il 12 novembre, nasce da un lungo percorso di ricerca e osservazione durato oltre cinque mesi all'interno di un liceo di periferia, lo stesso frequentato dalla cineasta in gioventù. L'approccio documentaristico si fonde con la finzione attraverso la scelta di un cast interamente non professionista composto da venti ragazzi. "C'è stato un lavoro certosino sulla sceneggiatura - spiega Atlan - arricchito dalle improvvisazioni degli attori che hanno ridefinito i caratteri dei personaggi". Tra questi spicca Toni, figura emblematica costantemente alla ricerca di un'identità e di una memoria storica, sospeso tra fantasia e realtà, specchio di una carenza intima che la stessa regista dichiara di condividere in quanto figlia di un immigrato tunisino. Napoli, definita una "vera rivelazione", emerge nel racconto come un organismo vivente segnato da un'ambivalenza cronica tra stasi e movimento, dove il passato antico del Vesuvio e delle rovine si sovrappone alla contemporaneità. Ma il cuore pulsante della pellicola resta la condizione adolescenziale. I giovani descritti da Atlan non sono soggetti passivi isolati dagli smartphone o dai videogiochi, bensì individui consapevoli, capaci di sostenere dibattiti politici e pronti ad affrontare un futuro incerto. Il film assume così una forte valenza geopolitica, intercettando i moti di protesta che stanno attraversando l'Europa, dalla Serbia alla Francia, fino a Italia e Spagna. I personaggi si fanno portavoce di una generazione che ha superato la paura di parlare e rivendica il diritto di immaginare un futuro possibile. "Non è un caso - conclude la regista - i ragazzi oggi si stanno sollevando ovunque per far ascoltare la propria voce".
K. Berger--BTZ