>>>ANSA/ Placido, Livatino forse oggi indagherebbe sul ponte di Messina
Alla Festa di Roma serie su giudice ucciso da mafia, 'serve più cinema d'impegno civile'
(di Francesca Pierleoni) Il 21 settembre 1990, il giudice Rosario Livatino venne assassinato dalla mafia a soli 37 anni lungo la strada da Canicattì al Tribunale di Agrigento. Un uomo di grande fede (è stato anche il primo magistrato beatificato, nel 2021) e senso dello Stato, che Michele Placido ha deciso di raccontare nella miniserie Livatino - Il giudice e i suoi assassini, presentata in anteprima alla Festa del cinema di Roma, alla presenza del presidente Mattarella. La serie, che ha per protagonista Giuseppe De Domenico, nel ruolo del magistrato, arriverà il 9 e 10 novembre in prima serata su Rai 1. "Quando si fa un film o una serie ci metti dentro le tue emozioni - spiega Placido -. Io ho avuto un maestro come Rosi sul cinema civile". La figura di Livatino "è sempre attuale, basti pensare al Ponte sullo stretto di Messina, e ai timori su chi potrebbe entrare nei lavori... oggi forse Livatino avrebbe indagato su questo". Anche l'aspetto legato alla magistratura risuona nel presente: "Oggi c'è lo scontro tra chi è di destra e chi di sinistra, che giudizio diamo su questi magistrati? Livatino era uno che andava nelle carceri e abbracciava i detenuti". Rispetto ad altri ritratti cinematografici di Livatino, a cominciare da Il giudice ragazzino di Alessandro di Robilant (1994), Placido intreccia la sua vicenda professionale e privata con quella dei giovani stiddari, impegnati, nella Sicilia agrigentina degli anni Ottanta, a sfidare il potere delle cosche radicate. Livatino, con il supporto di Falcone (Beniamino Marcone) e Borsellino (David Coco), inizia a tracciare una strategia sempre più efficace nella lotta alla criminalità, diventando inevitabilmente un bersaglio. Nel cast, fra gli altri, anche Leonardo Maltese, Nino Frassica, Michela De Rossi, Ninni Bruschetta, Brenno Placido, Francesco Benigno e lo stesso Placido. "Ho trovato molte notizie straordinarie che non conoscevo nei faldoni delle sue indagini - sottolinea -. Il giovane Livatino stava tracciando un metodo per indagare sugli stiddari e abbiamo scoperto che incontrava Falcone e Borsellino" spiega il regista, presente nella serie sia in un cameo, con l'autocitazione di una scena iconica per la tv italiana, la morte del commissario Cattani ne La Piovra, popolare in quegli anni. "Ho pensato di inserirla perché a casa Livatino ho visto c'erano delle cassette con la serie, insieme a quelle di vari altri film, commedie e film di 007 a cui il magistrato metteva le stellette come Mereghetti - racconta il cineasta sorridendo -. Mi ha colpito questa coincidenza". Placido ha trovato con Livatino un'affinità anche nel profondo sentimento religioso: "Anch'io vengo da una famiglia molto credente, a nove anni stavo in collegio e volevo diventare santo". Una cultura cattolica che per il regista "si riflette anche nell'atteggiamento verso la vita, nel restare con i piedi per terra, non sentirsi mai arrivato". Un altro legame alla fede, passa direttamente per Papa Francesco, incontrato da Placido nell'anno della beatificazione del magistrato: "Io avevo detto qualche mese prima che la storia di Livatino avrebbe meritato di essere raccontata e Papa Francesco, con la sua grande empatia e un grande sorriso, mi chiese se volessi realmente farlo. Io gli ho risposto: "Ora che me lo chiede lei Santità, dico di sì". Guardando all'oggi, per Placido "il cinema italiano "dovrebbe tornare a fare più opere che parlano di impegno civile. Una serie come questa può essere d'insegnamento". Ci sono "dei giovani registi bravissimi, come Strippoli che potrebbero essere più sostenuti anche nel racconto della nostra realtà - osserva -. Non sono un produttore, ma un modo per farlo si può trovare", anche "coinvolgendo di più la Rai". Comunque pure Placido sta pensando di fare "un piccolo film che si occupa di una realtà attuale.". Il regista riflette anche sui fatti degli ultimi giorni, le violenze durante le manifestazioni a Milano: " C'è un problema, perché quei ragazzi non sono tutti black block. Molti però, su quell'esempio possono diventare violenti. Anch'io sono stato giovane, ho fatto il 68, sfilavamo per Che Guevara, per Allende... ora viene tutto strumentalizzato, da destra o da sinistra". Rispetto infine alla presenza di Mattarella all'anteprima della serie, Placido commenta: "Non ce l'aspettavamo, è una grande emozione, una cosa meravigliosa. Poi ho anche riflettuto sul fatto che lui da siciliano, nella sua esperienza personale, ha sofferto moltissimo" ricorda, riferendosi all'omicidio del fratello Piersanti Mattarella, allora presidente della Regione Sicilia, ucciso dalla mafia nel 1980.
S. Sokolow--BTZ