John Malkovich, 'ho riscritto l'80% dei film che ho fatto'
Coppa Volpi a Venezia, potrebbe vincere il suo primo Oscar con Wild horse nine
(di Francesca Pierleoni) Un duo di agenti della Cia legati "da una relazione di grande confidenza e di lunga data. Si conoscono molto bene. Entrambi sono capaci di infliggere una violenza folle agli altri in modo clinico e distaccato ma anche persone che si amano e che si danno sui nervi a vicenda". Così John Malkovich descrive nella conferenza globale in streaming, i due protagonisti (l'altro è interpretato da Sam Rockwell) di Wild Horse Nine, la commedia nera/spy thriller di Martin McDonagh, con Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Ailin Salas, Tom Waits, Parker Posey. Dopo il debutto in gara a Venezia, il film è al London Film Festival e arriverà nelle sale il 5 novembre distribuito da The Walt Disney Company Italia. La storia è ambientata nel 1973, in Cile, poco prima del golpe militare. Malkovich, che per la sua performance ha già ottenuto al lido la Coppa Volpi come miglior attore ed è considerato in pole position per l'Oscar (premio che non ha ancora vinto) dà volto a Chris, agente di primo piano della Cia, diventato (per più di un motivo) vulnerabile e sempre meno capace di nascondere i segreti delle operazioni a cui ha partecipato. Suo collega e grande amico è Lee (Sam Rockwell) che, come promesso, lo accompagna sull'Isola di Pasqua, teatro di una serie di rese dei conti. "Il mio personaggio ha chiesto al suo amico di fare la cosa più difficile che possa fare" aggiunge Malkovich, sottolineando il valore della scrittura del pluripremiato autore, regista e commediografo McDonagh. "Ho riscritto l'80% dei film che ho fatto. E non per un mio desiderio ma per necessità - spiega con accanto il regista e gli altri interpreti -. Ti impegni in un film e ti ritrovi a suggerire di sistemare delle cose per renderlo migliore". Però "quando ho letto la sceneggiatura di Martin, non credo di aver proposto di modificare nulla. L'ho letta. L'ho capita. Sapevo che era buona. Credo di aver cambiato una o due parole per sbaglio in un paio di riprese". Malkovich, classe 1953, nominato finora due volte agli Academy Award (nel 1985 per Le stagioni del cuore e nel 1994 per Nel centro del mirino) ricorda di essere cresciuto come attore "interpretando Pinter, Tom Stoppard e Arthur Miller. Una volta ho anche suggerito ad Arthur che Morte di un commesso viaggiatore sarebbe stato migliore senza la scena della camera da letto con i ragazzi, uno dei quali interpretavo io. Arthur non era d'accordo. E, come si può immaginare, la scena non è stata tagliata. Chiamatemi pure arrogante - dice, con un sorriso, schermendosi - ma adoro gli scrittori e nutro un grande rispetto per loro". Wild horse nine è nato da una visita fatta da McDonagh all'Isola di Pasqua "circa 15 anni fa, nella speranza che potesse diventare un'ambientazione per un'opera teatrale, un film o qualche tipo di storia". Ha scritto negli anni varie versioni, che non funzionavano, poi "ho iniziato a pensare al fatto che l'isola fosse parte del Cile e a quello che la Cia aveva fatto per rovesciare Allende, democraticamente eletto nel 1973. Allora tutto ha preso forma". Tuttavia "per quanto volessi esaminare ciò che la Cia ha fatto in quei giorni bui, non volevo che il film fosse una cupa lezione di storia. Utilizzare l'umorismo e grandi attori è stato il modo migliore non per addolcire la pillola, ma per coinvolgere il pubblico e introdurre in modo sottile l'altro aspetto". Mariana di Girolamo, talentuosa attrice cilena che qui interpreta una studentessa incontrata dai due protagonisti, osserva come il tema del film sia "parte della nostra storia recente. C'è chi sta cercando di non tenere vivo quel ricordo, ma non possono cancellare la storia". Rockwell, già diretto da McDonagh in 7 Psicopatici e Tre manifesti ad Ebbing, Missouri, per cui ha vinto l'Oscar come attore non protagonista, si sofferma sul lavoro fatto con Malkovich anche fuori dal set per i personaggi. "Martin a differenza di altri registi è molto interessato al comportamento umano - spiega - e ha un'idea molto precisa di cosa vuole che una scena comunichi al pubblico. Noi attori dobbiamo essere pronti a lavorare in un milione di modi diversi". Da interpreti, chiosa Malkovich "noi siamo personaggi nel sogno di qualcun altro".
P. O'Kelly--BTZ
