Analizzato per la prima volta le gigantesche strutture alle spalle della Via Lattea
Si chiama Superammasso della Vela, visto con un'innovativa tecnica ibrida
Alle spalle della nostra galassia c'è un'immensa struttura cosmica quasi impossibile da osservare: si chiama Superammasso della Vela ed è stato per la prima volta analizzato in dettaglio grazie a un'innovativa tecnica ibrida, che incrocia dati di varie fonti. A farne il primo ritratto è lo studio coordinato da Sambatra Rajohnson, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, e in pubblicazione su Astronomy & Astrophysics. "Questa scoperta colma una lacuna nella nostra mappa dell'Universo vicino", ha detto Rajohnson. Si tratta infatti di una regione di universo molto difficile da vedere perché, rispetto alla Terra, si trova dall'altro lato della nostra galassia. Il centro della Via Lattea è talmente ricco di stelle e polveri che rende quasi impossibile quel che si trova dietro, e per questo viene chiamata come la zona di evitamento (Zone of Avoidance). Proprio dietro questo "velo" cosmico si cela una delle strutture più imponenti dell'Universo vicino, il Superammasso della Vela che raccoglie migliaia di galassie. "Ciò che è entusiasmante - ha aggiunto Rajohnson - è che, per la prima volta, una grande struttura gravitazionale nascosta dietro la nostra galassia è stata svelata grazie alla sinergia di osservazioni radio sensibili e indagini astronomiche complementari ad altre lunghezze d'onda". La nuova ricostruzione mostra che il Superammasso della Vela possiede una struttura a doppio nucleo e una massa complessiva stimata in circa 340 milioni di miliardi di masse solari. Si estende per oltre 220 milioni di anni luce: un'estensione quasi 4000 volte superiore al raggio della Via Lattea, che misura circa 55 mila anni luce. I ricercatori mostrano inoltre come Vela rappresenti uno dei principali "attrattori gravitazionali" dell'Universo locale, esercitando un'influenza paragonabile a quella delle più grandi strutture cosmiche conosciute. Un ruolo determinante è stato svolto dai dati radio raccolti con il radiotelescopio MeerKat in Sudafrica, a cui contribuisce anche l'Italia con l'Inaf, e che rappresenta uno dei pilastri su cui sta nascendo l'Osservatorio Ska, destinato a rivoluzionare la conoscenza del cosmo.
K. Berger--BTZ