Nursind, 'nuove lauree opportunità crescita, sì a infermieri prescrittori'
Bottega, 'La posizione contraria dei medici è antistorica e corporativa'
"Un'occasione di crescita per l'infermiere che desidera specializzarsi, con un ventaglio di possibilità, dopo il triennio di base, che si allarga anche all'ambito clinico". Il segretario nazionale del sindacato degli infermieri Nursind, Andrea Bottega, commenta così all'ANSA i passi avanti nell'iter per l'istituzione delle tre nuove lauree magistrali in Cure primarie e sanità pubblica, in Cure pediatriche e neonatali e in Cure intensive e nell'emergenza, e contesta il 'no' dei medici alla possibilità riconosciuta agli infermieri di prescrivere trattamenti assistenziali parlando di "posizione antistorica e corporativa". "Questi nuovi percorsi di studio rappresentano una risposta importante sia per il nostro sistema sanitario che sta cambiando sia per gli infermieri, una professione che è urgente rilanciare, rendendola attrattiva sul piano remunerativo e della carriera". La definizione delle tre lauree, tuttavia, si porta dietro non poche polemiche con i medici. Pomo della discordia è appunto la facoltà per gli infermieri, insita nei nuovi percorsi formativi, di "prescrivere trattamenti assistenziali quali presidi sanitari, ausili, tecnologie specifiche o altro", come riporta lo schema di decreto. Un passaggio criticato dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) e che Bottega taccia come "una inutile ingerenza, una invasione di campo": "E' una posizione antistorica e corporativa, oltre che fuori focus - spiega -. Diagnosi e terapia medica, infatti, spettano al medico, diagnosi infermieristica e conseguenti interventi assistenziali spettano all'infermiere. Confondere i due piani significa essere in malafede. Tanto più che stiamo parlando di laureati specialistici, con un percorso di studi quinquennale svolto presso la stessa facoltà dei medici". Secondo Bottega, "si tratta di un upgrade professionale dettato dalle mutate esigenze della società. Il mondo cambia e la nostra sanità ha bisogno di professionisti aperti ai cambiamenti, come avviene nel resto del mondo. Se il Ssn arranca probabilmente è anche a causa di rappresentanti di categoria che guardano solo al proprio orticello". Forse, conclude Bottega, "se i dirigenti sanitari fossero chiamati a rispondere direttamente delle inefficienze del nostro Servizio sanitario nazionale, anziché ricevere indistintamente ulteriori risorse, sarebbero costretti a cambiare idea e a valorizzare tutto il personale",
O. Larsen--BTZ