Confindustria: 'Fisco e finanza siano leve per la crescita, è un'urgenza strategica'
Camilli: 'No a misure spot, serve un mix di strumenti fiscali, finanziari e regolatori'
"C'è una parola che deve guidare ogni scelta di politica economica: crescita. Non una crescita episodica, ma stabile, duratura e capace di rafforzare la competitività dell'Italia. È questa una delle priorità per il Paese, perché la crescita è oggi un'urgenza strategica", avverte Confindustria, con l'intervento del vicepresidente per il credito, la finanza e il fisco, Angelo Camilli, che introduce una giornata di confronto in viale dell'Astronomia su "accelerare la crescita, fisco e finanza leve di sviluppo". Rivolgendosi anche a politica, istituzioni, istituzioni finanziarie, e al governo: presente il viceministro dell'Economia Maurizio Leo, atteso anche il sottosegretario Federico Freni. "Serve - sollecitano gli industriali - un mix coordinato di strumenti fiscali, finanziari e regolatori che agisca con continuità nel tempo, senza interventi emergenziali o temporanei, e che orienti il sistema verso più capitale proprio, più scala dimensionale, più innovazione e più apertura ai mercati". "La crescita - sottolinea Camilli - non è solo un obiettivo economico, ma una necessità per il futuro del Paese". Sul fronte degli incentivi, Confindustria chiede "una programmazione almeno triennale degli strumenti che hanno dimostrato di funzionare, evitando duplicazioni e sprechi di risorse", come il fondo di garanzia per le pmi che "va reso strutturale" e i contratti di sviluppo che "vanno semplificati": è uno stop a "incentivi che cambiano continuamente, procedure sempre più complesse e adempimenti crescenti" che "generano incertezza e finiscono per rinviare o rallentare le decisioni di investimento". Tra le proposte degli industriali, serve "un vero incentivo" alla crescita dimensionale ed il rafforzamento patrimoniale delle imprese. Con strumenti come l'Ace: "La sua abrogazione ha lasciato un vuoto che non è stato colmato. Nelle intenzioni del governo l'Ires premiale poteva sostituirne le finalità ma non ha prodotto effetti sufficienti per limiti applicativi, risorse e durata. Per questo è necessario riaprire un confronto su una nuova misura strutturale che riprenda quello schema, incentivando la patrimonializzazione". Camilli sottolinea: "Non possiamo più rimandare". Una leva, è anche quella di sbloccare risorse ora ferme: "L'Italia è un Paese ricco di risparmio ma ancora povero di strumenti capaci di trasformarlo in investimenti produttivi. La ricchezza finanziaria delle famiglie supera i 6.000 miliardi di euro, di cui circa 1.500 miliardi restano fermi su conti correnti e depositi".
P. O'Kelly--BTZ