La Uil con 'i sindacati dei Paesi che soffrono' per i 76 anni dalla sua fondazione
Bombardieri: "Noi costruttori di libertà e pace, è necessario far sentire la loro voce"
La Uil celebra i 76 anni dalla sua fondazione, con un evento a Roma, sottolineando lo stretto rapporto di solidarietà con "i sindacati che soffrono", anni di "impegno globale", come "costruttori di pace, difensori di libertà". L'appuntamento "cade in un momento drammatico, in un momento dove la guerra detta le linee dello sviluppo. Noi abbiamo scelto in questa giornata di ricordare l'impegno di questa organizzazione da 76 anni nei rapporti con i sindacati ed i sindacalisti che soffrono", evidenzia il segretario generale, Pierpaolo Bombardieri, dall'appuntamento che questa mattina a Roma ospita anche testimonianze come quelle dell'attivista iraniana Shiva Boroumand, della vicepresidente del sindacato ucraino Kvpu Nataliya Levytska, il presidente in esilio del sindacato di bielorusso Bkdp Maksim Pazniakou, Andrea Avveduto dell'associazione Pro Terra Sancta. E del rappresentante permanente d'Italia alle Nazioni Unite, l'ambasciatore Giorgio Marrapodi. Iran, Ucraina, Bielorussia, Palestina... "ovunque nel mondo abbiamo dato il nostro contributo e siamo in rapporti di solidarietà con questi colleghi che rischiano di essere incarcerati, sono condannati all'esilio... Oggi - dice ancora il leader della Uil - vogliamo riaffermare un principio che per noi la pace è il bene primario e che il diritto internazionale non può essere violato, che facciamo riferimento all'Onu. C'è la necessità forse di rivisitarlo ma il diritto internazionale è quello che ha regolato la pace dalla seconda guerra mondiale in poi e pensiamo che lì sia necessario ritornare, soprattutto in un momento così delicato". Con "sindacati e sindacalisti dei Paesi che soffrono" quello della Uil è "un rapporto importante perché rispecchia alcuni principi: la solidarietà, il rispetto delle persone, il rispetto della vita. Oggi possiamo ascoltare testimonianze come quella di una nostra collega che viene dall'Iran: in molti di questi Paesi non c'è il rispetto della vita. Si perde la vita perché si manifesta, si perde la vita perché non si è d'accordo, si viene incarcerati perché si fa opposizione a degli interventi sul lavoro. Quindi, noi - sottolinea ancora Bombardieri - pensiamo che sia necessario far sentire la loro voce più che la nostra, raccontare ai nostri delegati, ai nostri dirigenti che c'è un mondo che sta andando alla deriva con le guerre che scoppiano in continuazione, ma anche che c'è una solidarietà fra i popoli, fra i lavoratori e le lavoratrici che ancora vince".
L. Andersson--BTZ